Le turbolenze segnano il confine tra ciò che è visibile e ciò che diventa impenetrabile: l'acqua non è più trasparente, le montagne perdono le loro geometrie. In uno stato di perturbazione, nulla resta identico a se stesso: ogni immagine nasce da una condizione precaria e irripetibile.
Il mare fotografato si aggrappava al balcone della casa in cui sono cresciuto, imponendo il ritmo emotivo delle mie giornate. Venduta quella abitazione, ho ritrovato sulle Dolomiti una nuova soglia da cui contemplare la stessa grandezza e mutabilità.
In queste fotografie, mare e montagna si fondono in uno spazio di tensione. Questo lavoro rifiuta la tradizione del paesaggio come spazio contemplativo: qui non c'è stasi, c'è una spinta dello sguardo, dalla roccia alle nuvole, dall'acqua all'aria. In questa precarietà percettiva risuona una forte eredità romantica. La natura non è sfondo, ma protagonista assoluta: un organismo dinamico, sovrastante, che mette alla prova lo sguardo e lo costringe a confrontarsi con ciò che non può controllare.
Questa serie ci invita a entrare in un mondo in cui il paesaggio, pur privo di figura umana, è profondamente abitato; attraversato da memorie e risonanze interiori.